Come difendere la fede senza alzare la voce

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La bellezza della nostra testimonianza

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É uscita questa settimana sul settimanale ceco Katolický týdeník un’intervista a Martina Pastorelli, Fondatrice e Presidente di Catholic Voices Italia.

 

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Un manuale per comunicare come Francesco

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di Fabio Colagrande, Radio Vaticana [01.12.2016]

“In chiusura del Giubileo, potrebbe essere una buona idea tornare a leggersi il Messaggio di Francesco per la 50ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che era dedicato all’incontro fecondo tra comunicazione e misericordia. Come esseri umani, infatti, siamo tutti comunicatori e tutti possiamo imparare qualcosa dal linguaggio includente, basato sulla relazione, suggerito dal Papa”. Ad affermarlo è Alessandro Gisotti, giornalista della Radio Vaticana, che ha sintetizzato in un libro, appena pubblicato da ElleDici, i punti salienti di quel messaggio papale. “Il decalogo del buon comunicatore secondo Papa Francesco”, così s’intitola il volumetto, vanta la prefazione del card. Luis Antonio Tagle, e ripercorre alcuni gesti del Pontefice nella consapevolezza che la misericordia è una virtù concreta. “Le regole che ho tracciato – spiega Gisotti –  richiamano molte azioni che Francesco ha compiuto durante più di tre anni di Pontificato: segni, strette di mano, incontri, tutte immagini che esemplificano le sue idee e ci aiutano e memorizzarle”.

Rimettere al centro la persona

“Il filo rosso che tiene insieme queste dieci regole è il fatto che, in un mondo in cui la comunicazione sembra sempre più una questione di tecnologia, Francesco rimette al centro l’uomo”. Il commento è di Martina Pastorelli, esperta di comunicazione e cofondatrice di “Catholic Voices Italia”. “In questo decalogo della comunicazione emerge soprattutto il tema dell’umanità, del farsi prossimo, della cultura dell’incontro. In fin dei conti, non dobbiamo amare né i concetti, né le idee, ma le persone. Farsi simile al prossimo, come il Buon Samaritano, è il segreto della comunicazione del Papa, come bene riassume questo volume”. “Se abbiamo una persona di fronte – prosegue Martina Pastorelli – e vogliamo comunicare davvero, dobbiamo, anche in pochi secondi, attraversare diverse fasi. Uscire, ascoltare – partendo dal presupposto che l’altro ha sempre qualcosa di buono da dire e senza temere le differenze – e poi incontrare, parlando al cuore, soprattutto attraverso la misericordia che ci aiuta a stare al fianco degli altri, e infine metterci in gioco in prima persona”.

Da vicino, ci si capisce meglio

“Generare una prossimità che si prende cura – come suggerisce il decimo comandamento di questo libro di Alessandro Gisotti – non è solo una buona azione, ma è un atteggiamento che può risolvere molte incomprensioni, presenti per esempio sul web”. Il commento è di Bruno Mastroianni, giornalista, docente di Media Relations presso la Pontificia Università della Santa Croce. “Quelli che su internet sono definiti ‘haters’, i diffusori di odio, visti da lontano sono personaggi che ci spaventano, ma se uno si avvicina diventano persone che hanno difficoltà personali, che magari hanno bisogno d’aiuto. Noi pensiamo sempre che la visione d’insieme sia la più efficace, Papa Francesco invece ci dice il contrario. Un campo profughi visto dall’alto è un insieme di baracche degradate. Se uno invece vi entra incontra persone bisognose, simili a noi. L’avvicinamento è la tecnica migliore per risolvere gli scontri”.

Fonte: http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/02/un_manuale_per_comunicare_come_francesco/1276501

Catholic Voices: un libro per parlare di fede senza alzare la voce

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31.05.2016 RADIO VATICANA

“Come difendere la fede, senza alzare la voce. In tv, tra la gente, sui social”. E’ il titolo del libro edito dalla Lindau, curato da Martina Pastorelli, fondatrice di Catholic Voices Italia. Il volume è un’edizione aggiornata di un libro pubblicato nel 2012 nel Regno Unito che si propone di offrire ai cattolici, comunicatori e non solo, un vademecum per difendere la fede senza spezzare mai la relazione con l’altro, come esorta Papa Francesco. Alessandro Gisottiha chiesto a Martina Pastorelli cosa il lettore troverà in questo libro:

R. – Basta guardarsi intorno per vedere come sulle grandi questioni etiche che toccano la vita privata delle persone, ma poi anche quella pubblica, ci sia sempre più bisogno di uscire dagli steccati, dalle contrapposizioni per impostare un dialogo per il bene comune che sappia andare oltre le differenze che tra l’altro – ci ricorda Papa Francesco – ci saranno sempre: sono buone, anzi necessarie, ha detto il Papa, partendo da ciò che unisce anziché da ciò che divide. “Come difendere la fede senza alzare la voce” è un manuale pratico che suggerisce proprio questo, come riuscire a dialogare con tutti su temi che sono di tutti, perché profondamente umani, mostrando la bellezza e la convenienza trasversale, inclusiva del messaggio cristiano. “Nella società contemporanea – ha detto sempre il Papa – lungi dall’essere divisivi i valori cristiani dovrebbero risultare visibili e appetibili a tutti”. Questo libro ce lo ricorda dandoci gli strumenti per comunicare la posizione della Chiesa sugli argomenti più spinosi, quelli sui quali è probabile venire interpellati nelle circostanze più diverse: dal figlio adolescente piuttosto che dal collega d’ufficio un po’ scettico. Non si tratta di strategie di pubbliche relazioni, ma di essere autenticamente cristiani, perché il metodo esposto in reframepermette di collegarsi con il valore morale di riferimento dell’altro, ciò che gli sta a cuore incluso di chi ci contesta; non si tratta di diluire il messaggio della Chiesa, ma di fare in modo che sia veramente ascoltato.

D. – Una delle parti nuove del libro riguarda i social network …

R. – Nella nuova edizione ci sono due nuove sezioni: una sul public speaking e l’altra su come creare la cultura dell’incontro sui social media che sono la nuova pubblica piazza dove la comunicazione avviene e dove c’è grande bisogno, anche qui, di abbattere i muri, di uscire dell’effetto “stanza degli echi”, per cui si tende a frequentare “solo chi ha opinioni simili alle nostre” e alzare invece barriere critiche o addirittura aggressive – a volte – con gli altri. Allora finché l’interconnettività aumentata, cresciuta sia veramente un dono avvicini e non allontani noi cattolici dobbiamo usare la rete per costruire ponti, come dice il Papa, imparando ad ascoltare, facendoci spazio nel cuore degli uomini, entrando in una vera relazione con l’altro. È in questo che il libro aiuta. In una splendida espressione Papa Francesco ha sintetizzato: “Non si tratta di riconoscere l’altro come mio simile ma della mia capacità di farmi simile all’altro”. Questo vale anche per i social network!

D. – Come Papa Francesco interviene in questo libro? Quali sono i suoi elementi principali presenti nello sfogliare le pagine di questo volume?

R. – Papa Francesco è la figura che rappresenta il maggior fattore di interazione fra la Chiesa e la società contemporanea grazie al suo modo di comunicare – lo si vede – riesce a parlare ai cuori e alle menti delle persone. Noi di Catholic Voices diciamo che lui è il primo “grande reframer”, ovvero colui che esce dalla cornice, perché ha capito che – per i motivi che poi il libro spiega – la cultura occidentale contemporanea vede la Chiesa attraverso delle cornici – in inglese frame – giudicandola più attenta a sé stessa, alla propria dottrina che alle persone e ai loro bisogni. Allora se vogliamo essere ascoltati dobbiamo prima di tutto imparare ad uscire da queste cornici e farereframing. Mettendo davanti a tutto la misericordia, Francesco ci mostra che Dio è Misericordia, che essa è la sua carta d’identità, come disse in una famosa intervista. Mostrando questo a gesti, a parole, talvolta anche con i silenzi Francesco ha risvegliato – credo – nell’Occidente secolarizzato una “inconscia memoria di Dio”. In lui la gente ritrova Cristo ed è quello a cui la nostra comunicazione deve puntare a fare.

Fonte: http://it.radiovaticana.va/news/2016/05/31/catholic_voices_un_libro_per_parlare_di_fede_sui_social/1233462

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