Come difendere la fede senza alzare la voce

CVI Notizie

Presenti al Child Dignity in the Digital World 2017 Congress

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[09.10.2017]

Catholic Voices Italia ha seguito i lavori del Child Dignity in the Digital World 2017 Congress, tenutosi la scorsa settimana presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma.
Oltre 150 esperti provenienti da tutto il mondo si sono confrontati sul tema della tutela dei minori nel mondo digitale sottoscrivendo al termine dei lavori la Dichiarazione di Roma, presentata al Santo Padre il 6 ottobre scorso.

I nostri contributi video qui:

Come parlare di vaccini a chi si oppone.

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di Martina Pastorelli [17.09.2017]

Come parlare a chi si oppone ai #vaccini? Dare contro o salire in cattedra, non serve: è molto più producente capire dubbi e paure. E rispondere a questi.
Perchè – come si ricorda in questo articolo di Wired Italia (https://www.wired.it/…/…/09/15/vaccini-comunicazione-no-vax/) – dire “io ho ragione e tu hai torto” non fa altro che radicalizzare le posizioni contrarie.
“Molto spesso i genitori esitanti o critici nei confronti dei vaccini sono persone benestanti e con un buon grado di istruzione. Il nocciolo della questione” si evidenzia giustamente, “non è tanto la comprensione quanto piuttosto il target: concentrano la loro attenzione sulle possibili reazioni avverse ma non sui rischi derivanti dalle malattie infettive, che dovrebbero essere invece il loro bersaglio”.
La nostra comunicazione dovrebbe allora capire la preoccupazione – sempre molto personale (in quanto generata spesso da esperienze negative dirette) – di chi è contrario al vaccino e parlare a questa, evitando di generalizzare: “quello che preme ad ogni genitore è il qui ed ora, per il proprio figlio, vuole essere ascoltato, capito, e avere risposte”.
Quindi, “dovremmo puntare l’accento non solo sui benefici dei vaccini, ma sui rischi delle malattie come possibile perdita di salute. Forse gli esitanti – coloro che abbiamo più possibilità di convincere e tramite cui possiamo sperare di raggiungere le coperture necessarie – in questo caso potrebbero essere più disposti ad accettare il rischi derivanti da possibili reazioni avverse dai vaccini, tra i più bassi di tutti i farmaci in commercio”.

Questa riflessione mi fa molto pensare al concetto di “intenzione positiva” che sta al centro del metodo Catholic Voices e che sui temi divisivi va cercata in ogni argomento che l’altro mi oppone, perché è il punto di partenza per una avviare una comunicazione che realizza il bene – qui proprio la salute! – di tutti.

Cercare l’intenzione positiva è l’unica via.

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di Martina Pastorelli [10.09.2017]

Ci risiamo: sembra quasi che #stuprorimini e #stuprofirenze siano diventati i nomi di due fazioni avverse che – perso di vista il risultato (debellare la violenza sulle donne) – si affrontano con lo scopo di fare all’altro più male possibile.
Perfino un atto ignobile come lo stupro è ormai motivo di lite, faceva notare qualcuno sui social: “destra e sinistra, bianchi e neri. Neanche la repulsione per l’orrore ci unisce più”.
Sembrerebbe una battaglia persa, roba da alzare le braccia e dire “ok, la pensiamo in modo opposto quindi scanniamoci, andiamo avanti così e vediamo chi alla fine resta in piedi”.
Epperò… Se andiamo al punto – lo stupro – non troveremo nessuna persona in buona fede disponibile a giustificarlo, anzi. Da chiunque sia commesso e per qualsiasi motivo. Se siamo d’accordo SU questo perchè non partire proprio DA questo: riconoscere la preoccupazione dell’altro è spesso vedere che rispecchia la propria, che in fondo teniamo alle stesse cose, abbiamo gli stessi obiettivi.
Quando Catholic Voices invita a cercare l’”intenzione positiva” in chi ci critica intende proprio questo imparare a prendere sul serio l’altro, a tenere in considerazione i suoi timori e a rassicurarlo che magari sono (o sono stati) anche i nostri. Allora una certa deriva paradossale tipo quella cui stiamo assistendo su queste due tristissime vicende, non parte proprio.
La paura dell’altro – giustificata o meno che sia – reclama una risposta: minimizzare, distinguere, rintuzzare non serve a un bel niente se non a rinfocolarla.
Le distinzioni potranno venire solo DOPO: dopo che la paura dell’altro è stata quietata da una attestazione di condivisione e di comprensione. Spesso basta una frase, ma è fondamentale dirla – o scriverla – perchè l’effetto che produce permette a tutto il resto di accadere, di trasformarsi in dialogo e non sfociare in lite.
Certo è un lavoro lento e all’inizio faticoso, ma non è un vano esercizio buonista bensì l’unica via, come peraltro dimostra lo stallo in cui siamo. Prima lo capiamo prima possiamo sperare di affrontare veramente – e nell’interesse di tutti – le grandi questioni che ci interpellano.

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