di Martina Pastorelli [10.09.2017]

Ci risiamo: sembra quasi che #stuprorimini e #stuprofirenze siano diventati i nomi di due fazioni avverse che – perso di vista il risultato (debellare la violenza sulle donne) – si affrontano con lo scopo di fare all’altro più male possibile.
Perfino un atto ignobile come lo stupro è ormai motivo di lite, faceva notare qualcuno sui social: “destra e sinistra, bianchi e neri. Neanche la repulsione per l’orrore ci unisce più”.
Sembrerebbe una battaglia persa, roba da alzare le braccia e dire “ok, la pensiamo in modo opposto quindi scanniamoci, andiamo avanti così e vediamo chi alla fine resta in piedi”.
Epperò… Se andiamo al punto – lo stupro – non troveremo nessuna persona in buona fede disponibile a giustificarlo, anzi. Da chiunque sia commesso e per qualsiasi motivo. Se siamo d’accordo SU questo perchè non partire proprio DA questo: riconoscere la preoccupazione dell’altro è spesso vedere che rispecchia la propria, che in fondo teniamo alle stesse cose, abbiamo gli stessi obiettivi.
Quando Catholic Voices invita a cercare l’”intenzione positiva” in chi ci critica intende proprio questo imparare a prendere sul serio l’altro, a tenere in considerazione i suoi timori e a rassicurarlo che magari sono (o sono stati) anche i nostri. Allora una certa deriva paradossale tipo quella cui stiamo assistendo su queste due tristissime vicende, non parte proprio.
La paura dell’altro – giustificata o meno che sia – reclama una risposta: minimizzare, distinguere, rintuzzare non serve a un bel niente se non a rinfocolarla.
Le distinzioni potranno venire solo DOPO: dopo che la paura dell’altro è stata quietata da una attestazione di condivisione e di comprensione. Spesso basta una frase, ma è fondamentale dirla – o scriverla – perchè l’effetto che produce permette a tutto il resto di accadere, di trasformarsi in dialogo e non sfociare in lite.
Certo è un lavoro lento e all’inizio faticoso, ma non è un vano esercizio buonista bensì l’unica via, come peraltro dimostra lo stallo in cui siamo. Prima lo capiamo prima possiamo sperare di affrontare veramente – e nell’interesse di tutti – le grandi questioni che ci interpellano.