5 consigli per stare sui Social da autentici cristiani
(tratti da “Come difendere la fede senza alzare la voce”)

Nessuno può più mettere in discussione il potere crescente dei social media, che stanno cambiando non soltanto il modo in cui comunichiamo, ma la comunicazione stessa. Un’aumentata interconnettività è un dono per l’umanità, ma può essere un’arma a doppio taglio. Può avvicinare, e quindi essere una fonte di bene, capace di trasformare perfetti sconosciuti in amici: «Le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze», scriveva papa Benedetto XVI nel 2013 nel suo messaggio in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, evidenziando come i social siano così parte del tessuto stesso della società «in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali».

Ma questa connettività può anche allontanare, quando diventa strumento di manipolazione e perversione: pensiamo all’utilizzo che fanno dei social terroristi islamici, con l’obiettivo di reclutare adepti e seminare il terrore; o ai trolls, soggetti che – secondo la definizione di Wikipedia – «interagiscono con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la
comunicazione e fomentare gli animi».

Una cosa è certa però: sui social è fondamentale esserci. L’ambiente digitale è infatti ormai parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei giovani, e come persone di fede anche noi dobbiamo stare lì, a dialogare con chi vive in questo ambiente, «non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti» (Benedetto XVI).

Il paradosso dei social media è che nonostante la loro impareggiabile capacità di raccogliere le voci più disparate, in realtà spesso si limitano a consolidare le opinioni esistenti: da un lato aprono alle idee altrui, dall’altro creano un effetto «stanza degli echi» dove si rafforzano appartenenze comuni e punti di vista condivisi, creando l’illusione che esse siano «il normale». Di modo che, quando l’interazione avviene, si finisce per dibattere con una versione astratta e caricaturizzata dell’altro. Come ha notato papa Francesco nel suo messaggio per la 48ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: «La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici.
L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci».

Per il cattolico, un’ulteriore dannosa tentazione quando si frequenta l’ambiente digitale è quella di imitare chi lo critica. L’ateo solitamente afferma di essere interessato solo alla ragione e il cattolico troppo spesso si mette sullo stesso piano per dimostrare la logica fallace dell’ateismo. Peccato che nel farlo dimentichi di testimoniare Cristo. In questo modo, magari si vince la disputa, ma si perdono le anime.
Altro paradosso dei social è che la velocità dell’informazione, lo scambio serrato che li caratterizza, portano spesso a disumanizzare l’interazione. Papa Benedetto nel 2013 invitava i cattolici a ri-personalizzarli con queste parole: «Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione.

Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità,le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica sé stessi».
Per evitare tutte queste tentazioni conviene allora seguire anche in questo campo il consiglio di papa Francesco di mettere i social media al servizio della cultura dell’incontro: occorre «sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze», il nostro compito essendo quello «di usare le moderne tecnologie e i social network per rivelare una presenza che ascolta, conversa e incoraggia»; tenendo presente che «dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte.

Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute». Non basta «passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza». Costruire una cultura dell’incontro anche su Internet richiede un doppio sforzo: da un lato essere consapevoli del rischio disumanizzante che esso rappresenta; dall’altro agire concretamente nei modi che testimoniano questa cultura.

Ad esempio, il papa suggerisce di recuperare un certo senso di lentezza e di calma: «Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente sé stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta. Se siamo veramente desiderosi di ascoltare gli altri, allora impareremo a guardare il mondo con occhi diversi e ad apprezzare l’esperienza umana come si manifesta nelle varie culture e tradizioni».
Per sfuggire a trappole e tentazioni, costruire una cultura dell’incontro ed essere autentici testimoni della nostra fede, Catholic Voices ha messo a punto cinque consigli “uso social”.

Ve li proponiamo di seguito.

 

CONTINUA…