di Martina Pastorelli [07.09.2017]

Essere autentici, cortesi e coraggiosi paga. Sempre e comunque.

Permettendo di “arrivare” davvero all’altro, queste tre qualità umane messe insieme, rendono la nostra comunicazione realmente tale (e non un soliloquio per noi stessi o per chi la pensa come noi).

Inoltre, ai tanti spaventati e/o innervositi dall’aggressività del politically correct e del secolarismo, permettono di affrontare con serenità qualunque argomento. Che non è poco.

Lo dimostra il caso di Jacob Rees-Mogg, politico inglese tra i papabili  per la leadership Tory, la cui popolarità è in ascesa tra gli elettori.

Ebbene Rees-Mogg, cattolico praticante, in un’intervista data ieri alla BBC si è cimentato su due temi divisivi al massimo, quelli che Catholic Voices chiama “questione nevralgiche” perchè fanno sussultare come nervi scoperti: matrimonio omosessuale e aborto.

Sul primo Rees-Mogg ha detto di seguire l’insegnamento della Chiesa; sul secondo si è detto fermamente contrario, perfino – udite udite – nel caso di gravidanza in conseguenza di uno stupro.

Con  disarmante sincerità ma grande pazienza e gentilezza, non si è tirato indietro ed è riuscito a superare le forche caudine che i due temi (e l’atteggiamento dei conduttori) rappresentavano, esprimendo senza timore un punto di vista considerato oggi inaccettabile.

Un intervento da guardare e da cui prendere spunto (http://www.bbc.com/news/uk-politics-41172426): mai Mr. Rees-Mobb ha alzato la voce, mai ha perso il filo, mai si è lasciato prendere dal nervosismo; ma ha tenuto il punto, è stato chiaro, civile, pacato, realista pur senza abdicare ai suoi principi, per quanto impopolari essi siano.

Un comportamento che ha fatto scrivere allo Spectator un editoriale intitolato  “In difesa di Rees-Mobb”, dove si parla della cortesia con cui tratta tutti e di come molte persone vedano in lui un uomo di principi, qualcuno che non teme di sostenere ciò in cui crede, capacità “che a molti parlamentari manca”, sottolinea il giornalista. “Mogg è un cattolico – conclude il pezzo – pensa che il matrimonio sia un sacramento che unisce un uomo e una donna”. Un’opinione che “può essere difficile da accettare per tanti gay, ma che non è automaticamente omofoba. La maggioranza dei votanti (a differenza della maggioranza dei giornalisti) vedono la differenza tra qualcuno che odia i gay e qualcuno che accetta il proprio insegnamento religioso”.

Commenti come questi oggigiorno non sono scontati, lo sappiamo bene. Suscitarli significa essere riusciti a comunicare tanto, e bene, del proprio messaggio.

Infine, in un sommo esercizio di #reframing, durante l’intervista Rees-Mogg è perfino riuscito a far riflettere interlocutori e audience facendo notare che il suo partito è più tollerante dei LibDem (il cui ex leader fu cacciato per aver espresso posizioni personali sull’omosessualtà). “Facile dire di vivere in un paese multiculturale… a patto però di non essere un cristiano, o di sostenere il punto di vista della Chiesa cattolica. E questo mi pare profondamente ingiusto.”