Per proclamare il Vangelo anche attraverso i media digitali, le competenze tecnologiche non bastano. «Si tratta anzitutto di incontrare donne e uomini reali, spesso feriti o smarriti, per offrire loro vere ragioni di speranza. L’annuncio richiede relazioni umane autentiche e dirette per sfociare in un incontro personale con il Signore», ha detto nel 2013 papa Francesco ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio dei Laici.
Una delle immagini più famose da lui evocate per descrivere la Chiesa è infatti proprio quella dell’«ospedale da campo».
Purtroppo però non di rado i cattolici non curano le vittime, ma le creano. Essere consapevoli delle ferite, proprie e altrui, può essere di grande aiuto: dietro l’attacco alla dottrina della Chiesa si cela spesso un’esperienza personale di sofferenza o rifiuto. Dato il carattere pubblico dei social, è difficile che questo vissuto venga rivelato o possa essere indagato, ma vedere l’ostilità altrui attraverso questa lente permette di non stare sulla difensiva perché mostra che la Chiesa non è che il parafulmine di un dolore, di una frustrazione.
Quindi non giudicate, non fate il processo alle intenzioni. Invece di criticare un’esperienza altrui, presentatene di alternative.
Quando incontrate desolazione e rabbia non ricambiatele: assorbitele. D’altronde i peggiori perdenti che circolano nella Rete sono quelli che puntano a «vincere», magari umiliando quello che concepiscono come un avversario. Vincere con eleganza non è da tutti, e una brutta vittoria non serve a nulla. Non cercate di prevalere, ma chiedetevi: che testimonianza posso dare? Può essere il racconto di una vicenda vissuta in prima persona, la condivisione di una notizia, di un link, di un’immagine. Chi si avvicina – o riavvicina – alla Chiesa spesso dice di farlo perché qualcosa, o qualcuno, gli ha aperto gli occhi: invitare le persone a «vedere» la Chiesa in modo diverso passa proprio attraverso questo tipo di testimonianza personale, il cui nemico principale è il desiderio di imporsi. E di sconfiggere.
Non c’è nessuna battaglia da vincere, perché la battaglia è già stata vinta. C’è solo da farlo sapere in giro.

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