No alla guerra tra di noi, esorta nell’Evangelii Gaudium papa Francesco, mettendo in guardia da un rischio fin troppo comune, nella Rete e non solo: «All’interno del Popolo di Dio e nelle diverse comunità, quante guerre! Nel quartiere, nel posto di lavoro, quante guerre per invidie e gelosie, anche tra cristiani! La mondanità spirituale porta alcuni cristiani a essere in guerra con altri cristiani, che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica. Inoltre, alcuni smettono di vivere un’appartenenza cordiale alla Chiesa per alimentare uno spirito di contesa. Più che appartenere alla Chiesa intera, con la sua ricca varietà, appartengono a questo o quel gruppo che si sente differente o speciale».

Su Internet circola in grande abbondanza quello che il papa ha definito «neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico», ovvero la tendenza ad analizzare e classificare negativamente gli altri – vescovi inclusi – ritenendoli cattolici poco ortodossi o inadeguati. Ebbene: non spetta a noi occuparci di questo, ma al Magistero della Chiesa. Il che non esclude che si possa difendere o spiegare la dottrina cattolica quando serve, ma nel farlo è bene concentrarsi su di essa piuttosto che sull’incapacità delle persone di recepirne gli insegnamenti: in fin dei conti sono veramente pochi i cattolici in grado di comprenderla nella sua interezza e noi dovremmo aiutare gli altri a espandere la loro comprensione, espandendo la nostra al contempo.

Questo comporta essere consapevoli del fariseo presente in ciascuno di noi e rinunciare al consenso di pochi se per ottenerlo compromettiamo l’unità d’insieme. Come dice il papa, non c’è miglior modo per impedire un dinamismo evangelizzatore che chiudersi «in un elitarismo narcisista e autoritario».

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