di Martina Pastorelli [17.09.2017]

Come parlare a chi si oppone ai #vaccini? Dare contro o salire in cattedra, non serve: è molto più producente capire dubbi e paure. E rispondere a questi.
Perchè – come si ricorda in questo articolo di Wired Italia (https://www.wired.it/…/…/09/15/vaccini-comunicazione-no-vax/) – dire “io ho ragione e tu hai torto” non fa altro che radicalizzare le posizioni contrarie.
“Molto spesso i genitori esitanti o critici nei confronti dei vaccini sono persone benestanti e con un buon grado di istruzione. Il nocciolo della questione” si evidenzia giustamente, “non è tanto la comprensione quanto piuttosto il target: concentrano la loro attenzione sulle possibili reazioni avverse ma non sui rischi derivanti dalle malattie infettive, che dovrebbero essere invece il loro bersaglio”.
La nostra comunicazione dovrebbe allora capire la preoccupazione – sempre molto personale (in quanto generata spesso da esperienze negative dirette) – di chi è contrario al vaccino e parlare a questa, evitando di generalizzare: “quello che preme ad ogni genitore è il qui ed ora, per il proprio figlio, vuole essere ascoltato, capito, e avere risposte”.
Quindi, “dovremmo puntare l’accento non solo sui benefici dei vaccini, ma sui rischi delle malattie come possibile perdita di salute. Forse gli esitanti – coloro che abbiamo più possibilità di convincere e tramite cui possiamo sperare di raggiungere le coperture necessarie – in questo caso potrebbero essere più disposti ad accettare il rischi derivanti da possibili reazioni avverse dai vaccini, tra i più bassi di tutti i farmaci in commercio”.

Questa riflessione mi fa molto pensare al concetto di “intenzione positiva” che sta al centro del metodo Catholic Voices e che sui temi divisivi va cercata in ogni argomento che l’altro mi oppone, perché è il punto di partenza per una avviare una comunicazione che realizza il bene – qui proprio la salute! – di tutti.