Essere attaccati non è un motivo per attaccare. Come si diceva, in quanto cristiani dovremmo assorbire l’odio, non restituirlo.

Evitate di usare le armi dei deboli – sarcasmo e derisione – ma siate educati e civili in ogni circostanza, anche se provocati ingiustamente. Meglio perdere (apparentemente) la faccia e lasciar passare una falsità, piuttosto che rispondere a tono. È utile tenere presente che la maggior parte delle persone non disapprova quello che la Chiesa dice, ma quello che loro pensano che la Chiesa dica. E comunque, anche nei casi deliberatamente provocatori e aggressivi, la nostra risposta ci chiama in causa. Chiedetevi: questa critica vale davvero che le presti così tanta attenzione ed energie? Rispondendo non finirei per conferirle una legittimità e un’importanza che non ha? È utile contribuire con le mie opinioni su tale questione in questo forum particolare?

Il consiglio generale è: siate positivi oppure tacete. Restare in silenzio ha una sua dignità e talvolta è la risposta migliore, l’unica possibile. Una buona regola base è di non dire mai a qualcuno, online, quello che non gli direste di persona.

Ricordate: non si sta parlando di voi. Nervosismo, irritazione, lo stare sulla difensiva, sono il riflesso di un ego scontento che protesta e che sarebbe bene mettere a tacere; piuttosto, consideratevi la vetrata attraverso la quale gli altri vedono la Chiesa: chiedetevi sempre quale testimonianza state dando.

Ci sono due semplici vie per troncare le ostilità: dirsi dispiaciuti e dire grazie. Un’apologia pronta e franca rivela uno standard comportamentale più alto, mentre ringraziare – magari perché il nostro interlocutore ci ha introdotto a un punto di vista nuovo, seppur non condiviso, o perché ha trovato il tempo di discuterne con noi – è un modo per uscire da una situazione conflittuale che ha anche un forte potere disarmante.

[Continua…]

<<< 5 consigli per stare sui Social da autentici cristiani